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COMUNITA' MONTANA DEL VOMANO - FINO - PIOMBA - ZONA "N"
COMUNE DI CANZANO


Altitudine:
450m.
Abitanti:
1800
Da Teramo:
15Km
Cap:
64020
Estensione:
16,9Kmq

In splendida posizione collinare, ha raggiunto grande notorietà per la tradizione del ricamo e, ancor più, per la sua ricetta gastronomica, il "tacchino alla canzanese", che ha fatto il giro del mondo. L'abitato presenta palazzi signorili e case cinquecentesche. Il paese ha sicuramente origini romane, infatti nei pressi sono stati rinvenuti resti di una villa di quell'epoca. D'altra parte, secondo alcuni il nome deriverebbe da "Campus Atthianus", ossia "un fondo rustico appartenente alla famiglia degli Atthii", che quindi ne confermerebbe tale origine (il nome Canzano gli fu attribuito nel 1669). L'abitato iniziale probabilmente sorgeva nella parte piana sottostante, fors'anche sulle rive del Vomano e solo successivamente, nel corso degli assalti dei Saraceni (IX-X secoli), si costituì ed assunse importanza quello collinare, (era l'epoca del generale incastellamento nel territorio teramano, appunto intorno al Mille). Nel 1150 (anno cui risale un primo documento storico) Canzano contava oltre settanta famiglie. Ancora notizie storiche attestano che nel 1229 l'esistente monastero di San Salvatore era una dipendenza di quello di San Salvatore Maggiore di Rieti. Il possesso del Paese fu, per molti anni, diviso tra i da Canzano (con Matteo di Canzano) e i d' Acquaviva: tra queste due famiglie era in corso una contesa, che, nel 1316 giunse al punto di richiedere l'intervento del re Roberto d'Angiò. Col passare del tempo prevalse la seconda Famiglia. Nel medioevo il sito era ben fortificato, difeso da una cinta di mura con quattro torri e due porte, come attestano i resti di una poderosa cinta muraria (datata 1472). Dal 1526, ma per un breve periodo, Canzano passò, per disposizione di Carlo V, a Don Ferrante Alarcon y Mendoza, insieme al territorio della "Valle Siciliana". Dal 1574 tornò ai d'Acquaviva, ma nel 1639 sorse una contesa con i Mendoza sul possesso di Canzano, risolta solo nel 1654 con un compromesso: l'alternanza tra le due famiglie. Nel 1669 Canzano viene nominato come prima parte del feudo di Atri, risultando quindi già definitivamente passato agli Acquaviva, sotto il cui dominio resta fino ai primi "nni del 1700. Nel 1803 Canzano fu assegnato al Dipartimento di Teramo. Seguì quindi le sorti del Regno di Napoli (essendo tornato sotto i Borboni nel 1815), per passare infine nel 1860 nell'Italia unita.

ECONOMIA

L'economia è prevalentemente agricola, imperniata sull'allevamento e sulle tipiche coltivazioni collinari (olivi e vite). Interessante è la produzione gastronomica (tacchino e storione), mentre si sta sviluppando la presenza turistica, specialmente nella stagione estiva.


DA VEDERE


Chiesa di S. SalvatoreChiesa di San Salvatore - Edificata alla periferia del paese, dominante la valle del Vomano, è di stile romanico e risale ad epoca sconosciuta, forse anteriore al Mille, ma sicuramente modificata nel corso del XIII secolo. Sul portale sono scolpiti i simboli dei quattro Evangelisti. All'interno, numerosi affreschi dei secoli XIV, XVI e XVII, di notevole pregio, rappresentanti Santi, Martiri, Papi e scene della vita di Gesù. "L'importanza dell' insigne monumento è dovuta all' imponente ciclo di affreschi che, malgrado le vistose
mutilazioni, è uno dei più estesi e vistosi d'Abruzzo: tali affreschi, appartenenti ad una scuola pittorica “farfense," (ossia di Farfa, dalla cui Abbazia la chiesa dipendeva) dimostrano la penetrazione, sullo scorcio del '300, del linguaggio giottesco, sceso da Rimini fino a noi attraverso le Marche, tanto da poter far definire San Salvatore la "Cappella Scrovegni" d'Abruzzo (Giovanni Corrieri).
Santuario di Santa Maria dell' Alno (Chiesa parrocchiale) - La chiesa fu edificata nel 1526, in onore della Madonna, a ricordo della sua prodigiosa apparizione. La bella torre campanaria risale ai primi anni del 1800. All'interno (ristrutturato nel XVII secolo), in
stile barocco, numerosi affreschi ed una Pala d'altare con la Madonna del Rosario. Sulla volta due affreschi raccontano il miracolo dell' apparizione.
Chiesa del Perdono - È una piccola chiesa legata alla tradizione religiosa del paese, perché edificata sul Chiesa di San Salvatore. interno (foto C. Baiocc'o) luogo della miracolosa apparizione della Madonna. Si trova a circa due chilometri dal centro di Canzano.
Chiesa di Sant' Anna - È situata al centro del paese e dedicata a Sant' Anna, protettrice delle gestanti. Ad essa è legato un particolare avvenimento, che si svolge il 26 luglio, festa della Santa: la processione delle future mamme verso la chiesa di San Salvatore
Cappella dell' Annunziata – È una piccola cappella, situata fuori delle mura,Il Torrione in cui sono conservate le statue lignee di San Biagio e San Giovanni Battista.
Cinta muraria - Dell'antica cinta muraria rimangono alcuni resti ed un torrione cilindrico merlato, datato 1472.

MIRACOLO A CANZANO - La Madonna dell' Alno Il 18 maggio 1480 Floro di Giovanni, contadino dei dintorni di Canzano, mentre arava la terra con i buoi, questi mprovvisamente s'inginocchiarono. Rimase meravigliato dallo strano evento, ma ancor di più lo fu quando, alzando lo sguardo, vide sopra un albero di pioppo bianco (chiamato volgarmente "alno") una splendente Signora, che gli disse: "lo sono la Regina del Cielo. Va a Canzano e dì a quel popolo essere mia volontà che si edifichi una Chiesa nel Piano del Castellano". Ubbidì all'istante il buon Floro e, lasciati i buoi, corse a Canzano e raccontò il fatto. Non fu creduto, anzi deriso, e se ne tornò addolorato al lavoro. Il giorno dopo il meraviglioso evento si ripeté: i buoi si inginocchiarono di nuovo e il povero contadino, in ginocchio anche lui, riferì del rifiuto degli abitanti. La Signora nulla disse e scomparve. Il 20 maggio, ancora si verificò l'apparizione e la Signora disse a Floro di andare a Canzano e, davanti a tutti, a conferma del la verità delle sue parole, di montare sull' indomito cavallo di Falamesca de Montibus, che, senza danno, avrebbe disegnato col suo andare il sito della Chiesa. Corse il contadino a Canzano, riferì quanto dettogli e, nonostante gli schermi e le risa degli abitanti che si erano radunati, senza timore, entrò nella stalla e montò il cavallo. "Il cavallo di cui si parla era così bello, ma divenuto, insieme, così feroce, che il padrone, non potendoglisi più accostare, aveva tolto una tavola dal piano superiore alla stalla e di lassù per nutrirlo gittavagli l'erba sulla mangiatoia". Con meraviglia di tutti il cavallo accettò docilmente il novello cavaliere e, per proprio istinto, si portò al Piano del Castellano; qui, girando in cerchio per tre volte, delimitò uno spazio. Alla fine "s'inginocchiò e curvò la testa fino a terra". La folla allora, meravigliata e convinta, acclamò e gridò di gioia. E ben presto si diede inizio alla costruzione della Chiesa, nel luogo indicato dal cavallo (da "Storia Ecclesiastica e Civile della Diocesi di Teramo, di Niccola Palma).



ARTIGIANATO


L'Arte del ricamo
Il ricamo si differenzia dalle altre arti in quanto il suo unico, vero fine è quello di servire da ornamento. l modi per raggiungere tale fine possono esser infiniti, così come gli oggetti da sottoporre ad un vero e proprio trattamento di bellezza (fazzoletti, vestiti, tende, ecc.), Ma perché si chiede al ricamo di ornare gli oggetti? Perché essi acquistino una connotazione più precisa, un significato più evidente". La finalità del ricamo e l'accessibilità degli strumenti di esecuzione spiegano perché esso sia un' arte così antica, che tuttavia ha affinato le tecniche, spesso divenute raffinatissime, ed elaborato un patrimonio ricchissimo di conoscenze, come ci testimonia già la Bibbia, menzionando "stoffe messe a ricamo" od un velo per tabernacolo "di lino attorno, di porpora e di ricamo, coperto di oro e pietre preziose", Omero racconta del velo ricamato da i Elena; i Romani fecero uso del ricamo per farne un mezzo di riconoscimento dello "status" sociale; la mitologia ci ha tramandato grandi figure di ricamatrici (Aracne, Penelope); il ricamo entra anche nel mondo delle fiabe. Nell'inconscio collettivo la femminilità evoca alcuni valori precisi: fedeltà, pazienza, tenacia. Il ricamo, che su tali valori si fonda, non può che essere per eccellenza un'arte femminile. E la ricamatrice è colei che è capace di dare, forme nuove, di accostare colori, di costruire storie; ma per far questo deve avere senso dell'ordine e della misura, determinazione, pazienza, amore. Tutto questo va ricordato al fine di meglio comprendere come "perché" il ricamo, dopo tanti secoli, conserva tutto il suo fascino, conquistando un posto" d'onore nell'artigianato d'arte (da un testo di Irene De Nigris Marinelli - Canzano).

IL FIORE ALL'OCCHIELLO

La Gastronomia
Canzano è noto per la sua gastronomia di antica maniera. In particolare, per il tacchino "alla Canzanese", ormai conosciuto anche all'estero (tant'è che fece parte dell'alimentazione dei primi astronauti !). Il piatto, di per sé semplice nell'essenza, ha il suo segreto nella preparazione, nella cottura e nella speziatura (di cui, i Canzanesi sono particolarmente gelosi). La preparazione della "tacchinella", (un tacchino giovane) prevede queste operazioni: un'accurata spiumatura, seguita dalla tiammeggiatura; l'eliminazione di collo, ali, zampe, una sapiente rottura delle ossa, senza far rompere la pelle, ossia "una brutale battitura con un mattarel.10 di legno, senza però che nessun osso resti avulso dalla sua sede" (affinché dalle ossa stritolate si sprigioni il midollo che, poi con l'acqua di rottura, produca la gelatina); la speziatura, ossia l'aggiunta nella giusta quantità delle spezie e degli aromi da utilizzare, sistemate (e questo è il "segreto" di ciascun cuoco canzanese) all'interno; il "riposo" del tacchino, dopo la cucitura dei lembi della pelle, per almeno 12 ore; la cottura, possibilmente in forno a legna, in una pentola colma d'acqua per 5-10 ore,
rigirandolo a metà cottura. A fine cottura, la carne viene separata dal brodo ottenuto, che viene filtrato per sgrassarlo e poi riversato sul tacchino. Si lascia riposare al fresco (non in frigorifero) per una notte. Raffreddandosi, il liquido diviene gelatina. Altro piatto tipico è il "pasticcio verde", una specie di timballo, realizzato con strati di verdure fritte alternati a strati di polpettone. Anche tra i dolci, Canzano ha il suo pezzo "d'autore": lo "storione",
è un dolce a base di pasta di mandorle, zucchero, canditi e con ripieno di crema. È un dolce tradizionale, la cui ricetta viene tramandata di madre in figlia "ad orecchio". A questo proposito "una nobil donna di Canzano, che n'era la gelosa custode, si narra di non averla voluta tramandare ai posteri, tanto da preferire di farla chiudere nella sua bara!".

La nascita del "tacchino alla canzanese" Nella casa di Francesco Cimini, forse per la stanchezza, forse perché, come al solito, si era bevuto un bicchiere di troppo, nel tegame di cottura di un tacchino, posto ad arrostire nel forno, fu messa più acqua del dovuto e, al momento di togliere l'arrosto dal forno, ci si accorse che la cottura non era a puntino ed il tegame vi fu lasciato. La mattina seguente ci si ricordò del tegame. Il forno fu aperto, il tegame fu scoperchiato e si notò che la carne era coperta da una gelatina dorata. L'assaggio fu spontaneo, non erano tempi quelli in cui si poteva buttare qualcosa. Era squisito. Tutti raccontarono il fatto, qualcuno provò a preparare il nuovo piatto e ad offrirlo nelle piccole e grandi occasioni. Fu un grande successo, nato tra la gente del popolo, che andava a nobilitare -e in che modo -i prodotti della propria terra. Era nato il tacchino alla canzanese (da "Canzano" di Enrico Gabriele Piersanti).

La "Neviera"
Nel cuore di Canzano, sotto un antico palazzo, situato di fronte al ristorante "La Tacchinella", si trova uno dei pochissimi "frigoriferi naturali" (diremmo oggi, ecologici) di un tempo, ancora esistenti in Abruzzo. È un ampio vano con muro e volta in mattoni, una serie di nicchie alle pareti,'in cui si sistemava la neve ghiacciata, ed il pavimento in ciottoli, provvisto di 'un canale di scolo dell'acqua, che si raccoglieva in un pozzo. In questo ambiente venivano sistemati i cibi, che si conservavano a lungo, data la temperatura abbastanza bassa. Vi si accedeva (e si accede ancora oggi, perché la struttura è perfettamente conservata ed agibile) attraverso una ripida rampa a gradini, percorribile anche dai muli, a dorso dei quali, in ceste ed avvolti con paglia, venivano portati i blocchi di ghiaccio dai luoghi in cui la neve si accumulava e addensava d'inverno.

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Agriturismi - Ristoranti

 


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